L’infinito in una tela, Pasquale Palese

Il grande Picasso scrisse che per dipingere si dovrebbe staccare la mente e usare soltanto gli occhi;  sagge parole che ripercorrono quell’attesa immobile, statuaria, eterna che caratterizza le figure di Pasquale Palese nel profondo della loro intimità.

Figure disegnate da linee sinuose e geometrie complesse; nei corpi che traccia regna decisamente una scomposizione quasi cubista dei volumi, condotta da un cromatismo acceso e brillante, teso in un incontro, un intreccio, una simbiosi costante nei suoi lavori; il giorno e la notte, il sole e la luna, l’uomo e la donna, che si accarezzano in una forza unica, inseparabile.

Un abbraccio che riflette due mondi differenti nei colori, ma uniti nell’anima; un corpo solo, un bacio unico e labbra dischiuse che sussurrano parole d’amore.

Gli occhi sono chiusi in un sonno profondo e introspettivo, quello degli amanti, desiderosi di quegli attimi e scomposti in un susseguirsi infinito, nell’infinità di un bacio, un mondo in cui è l’emozione a condurre la forma e il colore.

pubblicato su ExpoArte Magazine

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