L’impulso “moderato” di Fedele Barletta

Pennellate corpose e dinamiche tracciano alti palazzi, imponenti grattacieli, lasciando intravedere profili chiassosi, creati tra luce e buio.

È il colore a diventare materia nei quadri di Barletta, disegnando sensazioni a tratti soffocanti, vicine a quell’espressionismo astratto che inghiottisce le sue tele.

L’artista di origine calabrese, rende proprio, attraverso uno stile originale, il tempo storico in cui l’arte non è più osservata da una prospettiva “passiva” che guarda l’opera come il prodotto finito, ma quando la gestualità e l’atto creativo del dipingere divengono l’opera stessa, il vero motore, la pittura d’azione di Rosenberg, generando nuove emozioni per chi crea, ma anche per chi quelle emozioni le subisce.

A guardare le tele di Barletta, si potrebbe percepire quell’istante in cui dipingere significherebbe liberarsi, un momento catartico, come cadere in un sonno profondo ma irreale, dettato da uno stato inconscio, da una condizione confusa.

È un gesto automatico a guidare quel cromatismo denso e materico; esili pennellate scivolano graffiate sulla tela, generando sagome di metropoli insonni, che renderebbero perfetto lo scenario di un film noir, sguardi sul mondo, irrazionali, come lo stato che le accompagna.

Ma è all’interno di quella stessa confusione che inconsciamente appare distinto un profilo familiare, caro, un albero o una casa, a trasmettere come una sensazione di solitudine nel disordine, una sottile e ravvisabile presenza in quel caos di colore. L’origine.

È come sentirsi improvvisamente un granello in un mondo irrequieto e impetuoso.

Tornando per un istante alla realtà, l’artista si lascia trascinare dalle emozioni più semplici e ingenue, lasciando da parte quell’automatismo vorticoso dettato da uno stato di “trance pittorica”, che guida l’atto sacro della creazione, moderandolo sapientemente.

Barletta parte da uno stile decisamente figurativo passando ad una ricerca nuova di sé nella sperimentazione di sculture realizzate con materiali da riciclo, per poi approdare all’espressione di un cromatismo astratto ma confusamente percepibile.

pubblicato su Biancosuro Art Magazine 

 

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