L’arte degli incastri, 421 Art

Una fusione, un connubio tra due stili differenti, insieme per caso, ma perfettamente incastrati tra loro, come in un puzzle.

Due artisti con percorsi diversi, ma un unico concetto di arte.

Arzuffi e Racconi giocano con le forme e i colori, incastrando immagini immediatamente riconoscibili, come nel Discobolo. Inconfondibili riferimenti ai maestri del passato, reinterpretati, si affacciano su forme astratte e geometriche, restituendo quell’idea di surreale, di metafisico.

Una buona dose di pop art dell’uno si mescola all’astrattismo geometrico dell’altro e ancora, a una tecnica di dripping, ben pesata, che rimanda ad un espressionismo astratto di matrice americana, in cui il colore viene lasciato sgocciolare, in modo del tutto automatico, del tutto inconscio.

Stili diversi, ma con un unico denominatore, il mondo surreale, nel quale le immagini non vanno necessariamente comprese o spiegate, ma semplicemente osservate da vicino, oltre le apparenze.

Accostamenti di linee, di geometrie pure e squadrate, mondriane, si fondono a forme ben definite, ma allo stesso tempo vuote, mancanti, come manichini o uomini senza volto, ma anche a corpi femminili immersi in un movimento fluttuante.

È forte il rimando dei due artisti ad un passato glorioso, che essi rivisitano e rileggono in chiave moderna, combinando in un’unica tela, figurativo e astratto geometrico. Forme che rievocano l’arte del passato, ma allo stesso tempo, il passato di ognuno di noi; puzzle colorati richiamano alla memoria un clima ludico e infantile, spensierato, un mondo fatto di giochi e fantasia, dove un manichino dechirichiano, diventa uno svago, di cui disporre come vogliamo o dove un Uomo con la bombetta di Magritte diviene una sagoma da reinventare, un volto da disegnare interamente, da riempire con i colori, con i sogni della mente. Passato e presente si fondono come i colori e le forme, come gli stili, come gli individui e come le emozioni di ognuno; quattro mani e due menti si congiungono in un unico creato, si uniscono come accade perfettamente con le tessere di un puzzle. E la fantasia si rifugia, trovando spazio in quel labirinto di forme colorate, per poi ridestarsi catapultata in un mondo reale, sempre lì, incessante come non mai, incatenato dalle tessere di quello stesso puzzle, perfettamente incastrate, che impediscono improvvisamente a quei sogni di penetrare, quasi in difesa dalla nostra stessa immaginazione, dal nostro inconscio.

Un labirinto della mente, sospeso tra sogno e realtà.

pubblicato su In Arte Multiversi Magazine

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