La verità “urlata” da Rocco Cardinali

Rocco Cardinali è un artista versatile, che muove i suoi passi tra pittura e scultura, utilizzando differenti supporti e materiali, perfettamente radicato nell’orizzonte contemporaneo, come le verità scomode e drammatiche che le sue opere risvegliano.

L’arte di Cardinali è estremamente violenta nei corpi nudi e smarriti che denunciano la drammaticità degli eventi quotidiani che ci lasciano sgomenti, ma al contempo indifferenti ed estranei, come un mare di sofferenza che la corrente muove continuamente fino ad inghiottire quelle stesse crudeltà. Tutto passa. Ma la realtà dell’artista non vuole passare inosservata, ed è la stessa forza che tiene ancorati quei corpi in cerca di un “nuovo mondo”, nonostante la violenta corrente di sangue basti a inchiodarli esanime al suolo, a suggerire il loro attaccamento alla vita, come a voler sopravvivere alla morte e sentirsi degli eroi, Nuovi eroi, gli eroi di oggi, gli eroi del nostro mondo.

La sua poetica di denuncia affonda le radici nella storia violenta e straziante dell’umanità, nella sofferenza che ha segnato il mondo per sempre e che si propaga come un eco nel buio della nostra coscienza. È la memoria della Shoah che ritorna in Dove sei e che rimbomba nell’espressione terrorizzata di volti senza un corpo, che come maschere di dolore restano intrappolati e soffocati nell’urlo di una paura eterna, in un mare di sangue.

La tirannia espressa dall’artista è la stessa che urlano i volti rappresentati come maschere, simbologia ricorrente nelle sua produzione; una denuncia dell’intero pianeta e dei suoi elementi, acqua, aria, terra e fuoco che minacciano di ribellarsi alla spietatezza dell’uomo, una prerogativa della natura alla quale non si può far altro che cedere per la dura ma inevitabile legge del più forte.

Ma Cardinali non dimentica di raccontare i drammi della guerra, che rappresenta come una città deserta all’alba del giorno seguente in cui ancora si respira il dolore di quelle bombe che esplodendo, spargono sangue, reso con un uso sapiente del colore, in una gestualità che è propria dell’espressionismo astratto di Pollock. Gestualità che lascia il primato ad una trasfigurazione e una liquefazione del colore che è tipica della pittura di Francis Bacon, nelle espressioni di quelle maschere che quasi deformano e nascondono il viso dietro caricature di dolore e di rabbia. Ma prima ancora ricordano le caricature di Francisco Goya, negli anni più bui dell’artista spagnolo ma i più significativi e gloriosi per l’arte moderna.

pubblicato su In Arte Multiversi Magazine

 

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